S. Agnello, 3 maggio 2010
Cara Maria,
prima di iniziare questo viaggio insieme a questi cari amici della comunità di s. Agnello, sento dentro di me l’esigenza, forte come le onde di un mare in tempesta, chiara come la luce della luna piena a mezzanotte,di rivolgermi a te, per chiedere coraggio, indicazioni di percorso, “parole buone” per affrontare i momenti difficili e saper gustare quelli di “pura grazia”. Busso al tuo cuore, perché so che sei una donna “esperta nel viaggiare”. Dopo aver detto il tuo “Sì” all’angelo che, a nome di Dio, ti chiedeva di diventare la madre del Salvatore, ti sei messa in viaggio per donare ad Elisabetta il tuo semplice servizio ma soprattutto la gioia dello Spirito accolto nel “grembo” della tua totale disponibilità alla sua azione. Durante gli ultimi mesi della tua gravidanza, ti sei messa in viaggio con Giuseppe, per “salire” da Nazareth a Betlemme, dove hai dato alla luce Gesù, luce-guida delle nostre esistenze. Lo hai portato a Gerusalemme nel tempio, per offrirlo al Signore. Lo hai smarrito e poi ritrovato tra i dottori durante un tradizionale pellegrinaggio alla città santa. Lo hai seguito durante la sua vita pubblica, fin sotto la croce. Hai viaggiato tanto, Maria, e hai compreso il senso vero del viaggiare, il modo per non rendere i nostri passi inutili, camminando non solo con i piedi ma anche con i passi del cuore.
Ti affido, prima di tutto, il viaggio di questo mese. Aiutaci ad essere fedeli, disponibili alla Parola proclamata e commentata, desiderosi di condividere la mensa del tuo Figlio, per avere quel pane così importante per non rimanere senza voglia e forze davanti alle sfide dell’amore. Proveremo a navigare in quel mare d’amore che sono le sette parole di Cristo sulla croce. Le conosci bene, le hai ascoltate in diretta, una è stata rivolta direttamente a te. Non sono soltanto parole, ma un “concentrato” del suo cuore di Figlio che ha condiviso tutto se stesso con noi, fino alla fine. Voglio che non restino soltanto parole, ma che diventino il carburante per la corsa della nostra vita. Possano aprire nei nostri cuori nuovi spiragli alla potenza dello Spirito, perché sulla pista di una preghiera sincera ed intensa, possiamo decollare e raggiungere l’universo di luce del nostro Padre, meta di ogni nostro sforzo, inizio di ogni nostro serio impegno nel mondo a servizio del vero amore.
Il mese di maggio è un viaggio nel viaggio. Può essere una grande occasione per dare una scossa al percorso ordinario nel tempo della nostra comunità. Non dovrà essere un’esperienza chiusa in se stessa, con un inizio ed una fine. Aiutaci, Maria, ad iniziare con la consapevolezza che, come te, non dovremmo fermarci mai. Questa particolare esperienza di grazia tra un mese finirà, ma sarà sempre davanti ai nostri occhi quella realtà – le nostre famiglie, in particolare i giovani, il mondo del lavoro, gli anziani e gli ammalati, i tanti poveri – che chiede di essere servita secondo la “logica” di Cristo, cioè farsi piccoli con i più piccoli, portare luce dove c’è buio, costruire pace dove c’è disunione, annunciare la speranza dove si scrivono soltanto sentenze di morte. Tra un mese saremo sempre parte di questa comunità, fatta di tante ricchezze da consolidare, ma anche di tante contraddizioni da risolvere. Insegnaci, Maria, a riversare l’entusiasmo di questo mese, la forza della fede che accumuleremo, nella vita concreta della nostra comunità, per aiutarla a diventare sempre di più “casa del Padre”, giardino fiorito per gustare il profumo di Cristo.
Metto nel tuo cuore di madre premurosa anche un altro viaggio, che si intreccia con quelli di questa comunità e del mese di maggio. Quattro anni fa iniziava il viaggio del mio sacerdozio. Dopo circa sette anni e mezzo di preparazione, passati a cercare di capire la bellezza di una chiamata diversa rispetto a quella della vita familiare, il Signore mi ha detto, attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione del mio vescovo Felice:”Vai! Comunica ai tuoi fratelli, dove io ti manderò, la bellezza della tua Parola e aiutali a gustare la fragranza di quel pane che è il mio Corpo! Così diventeranno, insieme con te, un vangelo vivente!”. In questi quattro anni ho provato a fare la mia parte, tante volte ho disatteso queste parole, scontrandomi con le mie fragilità e i miei peccati. Ma ancora arde dentro di me la voglia di seguirlo, di imitare i suoi passi, diventando un suo semplice “portavoce”. E ti chiedo di aiutarmi a trasformare questo desiderio, sempre, in un concreto “essere servo” ...
Ti chiedo, infine, la semplice grazia di continuare ad essere nostra compagna di viaggio, perché in ogni istante abbiamo bisogno della tua esperienza. Sorvegliaci con amore, puntando a perfezionare sempre la qualità del nostro correre ... verso di Lui ...
tuo, Tonino
domenica 2 maggio 2010
MESE DI MAGGIO 2010 1a puntata
Pubblicato da don Tonino alle 20:35 0 commenti
sabato 1 maggio 2010
Dallo scandalo alla gratitudine ... tre vie ...

1 maggio 2010, Festa di s. Giuseppe lavoratore
Dal Vangelo secondo Matteo cap. 13 vv- 54-58
In quel tempo, Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?
Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?". E si scandalizzavano per causa sua.
Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua".
E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.
Mettiamo a fuoco il sentimento che invade il cuore dei compaesani di Gesù. Perché scandalizzarsi dopo aver fatto esperienza della sua sapienza e dei suoi miracoli? Non sarebbe più naturale essere CONTENTI, GRATI per un dono così grande? Proviamo ad andare alle radici di una reazione così “inspiegabilmente” negativa ...
... la difficoltà a riconoscere il BENE che viene dall’altro ...
... quando io faccio qualcosa di buono – sia quando è veramente così sia quando io penso di aver agito bene ma in realtà non è così! – ci tengo ad essere apprezzato dagli altri, lodato, se necessario anche “messo su un piedistallo” perché proprio tutti possano rendermi omaggio. Sono contento di aver fatto qualcosa di utile, accolgo la gioia degli altri. Se qualcuno non riconosce il mio successo, se dice che in fondo non ho fatto nulla di importante, mi convinco che è l’invidia a farlo parlare e non ci penso più di tanto. Mi godo la bellezza del momento. Se invece qualcun altro, soprattutto una persona a me molto vicina, realizza qualcosa di importante nella vita, sento una certa difficoltà a gioire della sua stessa gioia. Mi congratulo, sorrido, cerco di mostrare la mia soddisfazione ma il mio cuore è come un auto che cammina sempre di prima marcia. Non riesco ad essere pienamente contento per l’altro perché forse, in fondo, per quella cosa volevo essere lodato io, oppure perché il suo successo – almeno così mi sembra – offusca un po’ il mio. Se poi addirittura mi prende l’invidia, allora comincio a trovare mille argomentazioni per sminuire, demolire o addirittura distruggere ciò che l’altro ha fatto, rovinando anche la sua soddisfazione ...
... la difficoltà a comprendere che il BENE è immediatamente condivisibile ...
... la precedente difficoltà si innesta su quest’altra distorsione che spesso aleggia in noi. Non mi rendo conto che il bene che l’altro compie, per il quale giustamente gioisce, diventa immediatamente patrimonio del mio cuore. Divento proprietario di qualcosa di prezioso senza compiere nessuna spesa. Un fratello che compie opere grandi nell’amore, come Gesù ha fatto, mette nelle mie mani germi di bene che posso seminare nel mio terreno interiore. Essi diventeranno un albero rigoglioso che donerà al mio futuro frutti dolci e nutrienti. Se il mio fratello contribuisce alla bellezza della mia vita senza nulla chiedermi in cambio, mettendo gratuitamente a disposizione il bene fatto, non posso vederlo come un avversario o un “ladro” di un certo riconoscimento che spetta a me. E’ invece un collaboratore della mia crescita, al quale è giusto essere grato ...
... la difficoltà a sperimentare che il BENE, prima di tutto, viene da Dio ...
... la madre di tutte le difficoltà la troviamo strettamente nel campo della fede, cioè del nostro rapporto “ a tu per tu” con Dio. Lui è il Bene, Lui è la fonte di ogni bene, Lui è da lodare e ringraziare prima di tutto per i beni che diffonde sulla terra per noi, suoi figli. Noi siamo soltanto strumenti, “trasmettitori” del suo amore. Lui è la goccia che cade nell’acqua scatenando un movimento, noi soltanto le onde riflesse. Invece di perdere tempo a coltivare risentimenti, desiderare inutili riconoscimenti, cercare lodi a destra e a manca, è più importante ringraziare Colui che è l’origine di qualsiasi parola o nostro gesto buono. Chi è il mio fratello che compie il bene? Un strumento nelle Sue mani, come me. Gioire con lui, per quello che ha fatto, equivale a gioire della presenza di Dio in noi, che ci unisce ...
Giuseppe ha “vinto” queste difficoltà: ha saputo riconoscere il bene che viene dall’altro (pensiamo al suo rapporto con Maria), ha capito che il bene è immediatamente condivisibile (è il primo “fruitore” della salvezza portata da Gesù!), ha sperimentato che il bene prima di tutto viene da Dio (si è fidato e affidato sempre a Lui!). E’ diventato per questo un SANTO ...
Esercizio quotidiano: metto a fuoco le mie personali difficoltà che ho quando vedo il bene fatto dai miei fratelli ... prego per loro ... Gli chiedo di aiutarmi a percorrere la via della vera gratitudine ...
Pubblicato da don Tonino alle 01:48 0 commenti